Fini definisce gli insegnanti un manipolo di frustrati che incita i nostri figli all'eversione.Pronte e indignate le reazioni. Quanto a me, francamente, non riesco ad indignarmi sul serio. Anzi, a dire il vero mi scappa pure da ridere. Perché, insomma, noi insegnanti un po' frustrati siamo davvero, se passiamo il tempo a lamentarci del burn out, del fatto di essere pagati poco, della perdita di prestigio sociale etc. etc. Ma quanto all'eversione, suvvia: non conosco categoria più moscia della nostra, anche nel difendere le proprie sacrosante rivendicazioni. Inclini alle querimonie di sicuro. Ma rivoluzionari, no di certo (per inciso: avete notato che quando un genitore aggredisce un prof perché non è contento del voto del pargolo, a prenderle è sempre il prof?).
A proposito di frustrazioni. Secondo il sociologo e filosofo Zygmunt Bauman, intervistato sull'ultimo numero di Nòva, Internet è una potente via di fuga dalle difficoltà e dalle tribolazioni della vita reale. E aggiunge che la Rete sarebbe solo un'opportunità per trovare una compensazione delle sconfitte e delle umiliazioni causate dalla vita o che si teme che essa possa provocare. Che dire? Una definizione di questo genere significa tutto o nulla: potrebbe applicarsi alla lettura, al cinema, alla televisione, alle ferie estive, alla voglia di cioccolata, alla playstation, ai manga giapponesi, alla musica rock, allo shopping compulsivo, alle cassette porno e ai club di scambisti. A pensarci bene,anche ai convegni accademici e agli studi di filologia romanza. Naturalmente Bauman ha qualcosa da dire anche sui blog: "Credo che l'unica funzione dei blog sia di consentire agli utenti di vedere celebrati se stessi e i propri interessi al pari dei "personaggi tv", secondo i parametri con i quali obbligatoriamente oggi si misura la qualità e la rilevanza della realtà nel suo complesso". Magari è vero, anche se francamente la mia audience non mi consente di abbandonarmi a facili tentazioni autocelebrative. Di certo posso permettermi di criticare pubblicamente persino il pensiero di un guru come Bauman. Aggiungo che dell'aggettivo "liquido" applicato ai contesti più diversi (identità liquida, modernità liquida, amore liquido) non se ne può più (e come tutte le fomulette di facile comprensione finisce per puzzare di luogo comune). E così, criticando e straparlando via blog, magari risolvo pure le frustrazioni di cui parlava l'on. Fini. Tutto torna.
Parliamo di gente che frustrata non è e non può essere (o almeno così dice). Mi ha fulminato l'intervista rilasciata ieri da Fabrizio Corona al TG5. Allora, pensava che la prigione lo avrebbe condotto ad una profonda revisione della propria vita, ma così non è stato ("purtroppo" ha sottolineato, bontà sua) perché, tanto per dire, non ha mai guadagnato così tanto come nell'ultimo mese. Insomma, andrà all'Inferno ma ben vestito, profumato e chissà, se il diavolo guarda la televisione, magari gli va bene pure lì. Faceva persino tenerezza mentre fingeva di meravigliarsi dell'ebetudine del pubblico. Perfetta icona della totale mancanza di pudore del nostro tempo. Bravo Fabrizio: così si fa (finché dura ...).
Concludo con un video tratto dal film Masked and Anonymous. Se vi capita e non l'avete ancora visto, non perdetelo (è in programmazione in questi giorni su Sky)
Una volta il sottotitolo del blog era:"Ricercare le connessioni, i territori di confine, le affinità e le opposizioni, le risonanze, i richiami, le somiglianze, i riflessi...contaminare linguaggi, ibridare conoscenze e competenze, sperimentare ... esprimere". Bella pretesa, non è vero?